Tre potenziali aspetti negativi sul bitcoin

Criptovalute e bitcoin, gli aspetti da conoscere

Sono sulla bocca di tutti e infestano le paure – e i sogni – di migliaia di persone sparse su tutto il globo: sono le criptovalute, la nuova febbre della finanza che non accenna a diminuire, perpetrandosi compatta in tutto il pianeta. Il tema di diventare ricchi con poco, di realizzare una nuova moneta è certamente quanto di più appetibile e vendibile ma, alla base della possibile realizzazione di queste due cose con il bitcoin, esiste certamente una percentuale di rischio che andrebbe tenuta in conto. Secondo noi esistono soprattutto tre fattori di criticità nella grande rincorsa al bitcoin, e sono temi che sono facilmente desumibili.

Il bitcoin è una moneta ma non è una moneta

Una volta si diceva che anche l’occhio voleva la sua parte e questo, per le criptovalute, è un detto quanto mai appropriato se si sostituisce la vista al tatto. Una delle critiche che più spesso vengono mosse al bitcoin infatti è quella relativa alla sua inconsistenza: è un valore, in denaro, che non possiamo toccare e proprio per questo sembra più labile. Non si può pagare al supermercato o al fruttivendolo con il bitcoin e, molto spesso, neanche a livello digitale è possibile compiere delle operazioni in quanto il numero di e-commerce e shop online che accettano il pagamento in criptovalute è certamente risibile. La cosa cambierà? Probabile, chissà ma, intanto, sino a quel momento il bitcoin rimane una moneta astratta: sta ai suoi possessori capire se ciò è un pregio o un difetto.

Una potenziale tragedia finanziaria di scala mondiale è alle porte?

È un argomento molto complesso e riguarda l’economia e la finanza su scala interplanetaria ma non per questo – pur senza scendere nei dettagli – non va considerato: il bitcoin rischia, per la sua stessa natura out of the box, di scatenare una nuova bolla economica. L’impossibilità di controllarne l’immissione quantitativa sul mercato (naturale, per via dell’assenza di una banca a gestirne l’emissione) potrebbe infatti scatenare vere e proprie bolle speculative, con ondate di persone che acquistano e rivendono, creando grandissimi buchi nello scambio monetario. È uno scenario che si è già visto e ripetutamente vissuto nel mondo reale, laddove la moneta – si veda punto precedente – si tasta con mano. Il digitale saprà essere più maturo ed evitare la reiterazione di tali scenari? Ci saranno degli ombrelli protettivi a tutto ciò? Saranno i posteri a deciderlo e la storia a raccontarlo.

Il consumo energetico dei bitcoin: ce lo possiamo permettere?

Appassiona molto gli amanti dell’ecologia e tutti coloro che, in generale, sono appassionati a temi legati all’ambiente. Il bitcoin – secondo recenti studi – consuma più energia di alcuni stati mondiali importanti quali, ad esempio, Irlanda, Austria, Croazia e Ungheria (per rimanere nella zona europea). Si stima inoltre che per mantenere costante il ritmo di “estrazione” delle criptovalute la necessità di potenza energetica possa decisamente crescere negli anni: saremo capaci di sopportare un tale sforzo o, meglio, sarà il nostro pianeta adatto a farlo?

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