Spotify ed il peer to peer come funziona il gigante della musica

Spotify sta rivoluzionando in maniera drastica il mondo della musica. Già da una decina di anni l’ascolto è cambiato, la musica si è fatta liquida e i supporti fisici non ci sono quasi piu’. Dischi e cd sono stati sostituiti da mp3 e streaming che sfruttano impianti hi fi mini o altoparlanti wireless. E’ proprio Spotify ad utilizzare quest’ultima tecnologia per fornire tutta quella musica istantanea.

Spotify è l’unico servizio di streaming musicale on-demand che non è basato sul web. Utilizza una rete peer-to-peer (p2p) che può soddisfare le richieste di milioni di utenti. Solo l’8,8% della riproduzione musicale proviene dai server di Spotify. Il resto arriva dalla rete peer-to-peer (35,8%) o dalla cache locale (55,4%). L’eccezione è la fruizione su smartphone, che riceve invece tutta la musica direttamente dai server Spotify.

La rete p2p di Spotify funziona come una rete Torrent per individuare i peer (altri utenti che hanno il brano che si desidera ascoltare). Usa un protocollo proprietario progettato appositamente per lo streaming della musica. Non ci sono peer o supernodi “preferiti”, ma un miglioramento futuro potrebbe essere l’uso di sovrapposizioni peer-to-peer per sfruttare la sovrapposizione degli interessi tra gli utenti. Il numero massimo di peer nella rete è di 60, con un limite flessibile di 50 peer. Il client carica fino a un massimo di 4 peer alla volta. I tracker lato server e le query di rete vengono utilizzati per individuare altri utenti che hanno la musica che stai ascoltando.

Spotify utilizza il TCP come protocollo di trasporto invece dell’ UDP, poiché può sfruttare i controlli di congestione del TCP e la capacità di inviare nuovamente i pacchetti persi.

La maggior parte delle riproduzioni musicali, il 60%,, vengono ascoltate in un ordine prevedibile (l’utente sceglie solo un album e lo ascolta dalla prima traccia in poi). In questo modo Spotify preleva la musica in uscita in modo che la traccia successiva possa iniziare a suonare all’istante.
Circa il 40% della riproduzione in Spotify è invece “random”, ovvero casuale, con l’utente che salta da una traccia all’altra.

Cosa ascoltano gli utenti di Spotify:

Durante un’analisi di una settimana di tutta la musica riprodotta Spotify ha registrato:
• L’88% degli accessi ai brani si riferivano al 12% delle canzoni più popolari in quel momento.
• Il 79% delle richieste riguardava il 21% delle canzoni più popolari su tutte le tracce su Spotify.
• Il 60% di tutti i contenuti musicali disponibili è stato ascoltato almeno una volta, questo significa che ci sono centinaia di migliaia di brani che nessuno ha mai ascoltato.

File audio

L’audio Spotify è codificato usando Ogg Vorbis ad un  bitrate di circa 160 kbps. Gli utenti Premium possono anche ricevere audio con qualità superiore di 320 kbps. Tuttavia, i file audio non sono Ogg Vorbis puri: Spotify aggiunge un’intestazione personalizzata a ciascun file per facilitare la ricerca di una determinata parte della traccia. La crittografia dei file significa che è necessaria una connessione di rete per riprodurre una traccia, anche quando è memorizzata nella cache.

Lascia un commento